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venerdì 7 dicembre 2012

Le coppie di fatto pagano meno le rette dell'asilo nido a Salzano

Le coppie di fatto pagano meno le rette dell'asilo nido a Salzano
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Le coppie di fatto pagano meno le rette dell'asilo nido a Salzano
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VeneziaToday » Cronaca

Una sentenza del Tar che non mancherà di fare discutere. La domanda è: nel caso in cui ci si trovi di fronte a una coppia di fatto con il compagno residente in una località diversa rispetto alla donna, nel calcolare la retta dell'asilo nido bisogna sommare i redditi di entrambi? Secondo il Tribunale amministrativo di Venezia no. Perché pur essendo una famiglia "di fatto", non è un nucleo familiare previsto dalla normativa statale. Così una donna di Salzano con tre figli pagherà la retta minima per mandare all'asilo i pargoli. Nonostante faccia vita "di coppia" con il fidanzato, che, tra l'altro, secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, percepirebbe anche un buon stipendio.
Il ricorso al Tar è arrivato nel momento in cui la donna era andata in Comune con il proprio modello Isee "personale". Un dirigente dell'Ente, irremovibile, ha chiesto anche quello del compagno. Solo così avrebbe potuto calcolare la retta dell'asilo nido. La madre, però, si oppone, spiegando che non erano sposati. Il responsabile non ha voluto sentire ragioni. Non ottenendo la dichiarazione Isee dell'uomo ha applicato, come regolamento comunale impone, la retta massima: 1.056 euro al mese.

giovedì 22 novembre 2012

Nuove famiglie, i diritti dimenticati nei cassetti - Repubblica.it

Unioni finite, figli contesi, parità fra i sessi. Così le riforme che dovevano cambiare il volto sociale dell'Italia e riportare il Paese al passo con l'Europa sono diventate promesse mancate e ora rischiano di diventare carta straccia

di MARIA NOVELLA DE LUCA
 
SONO leggi che parlano di figli, di famiglia, di sentimenti, di parità tra i sessi, di cittadinanza. Di amori che finiscono e di nuovi matrimoni, di bambini contesi, di ragazzi "2G" italiani ma non italiani, di omosessualità. Riforme che toccano corde profonde, delicate, e finiscono invece legislatura dopo legislatura nel dimenticatoio della politica, nei cassetti delle commissioni parlamentari, nell'oblio dei provvedimenti "mai calendarizzati". Dalla possibilità di dare ai figli il cognome della madre al divorzio breve, dall'omofobia di nuovo affossata pochi giorni fa da Lega, Pdl e Udc alla riforma dell'affido condiviso, dalla cittadinanza per i bambini immigrati al tribunale unico per la famiglia, anche la stagione del governo dei tecnici, con un Parlamento in tregua armata, si chiuderà senza che nessuna di queste leggi venga approvata. È il diritto di famiglia ad uscirne a pezzi, sepolto dalle urgenze economiche, da veti etici e religiosi, e forse dal disinteresse. Eppure sono leggi che riguardano milioni di persone, in gran parte bambini, e spesso servono a ratificare cambiamenti già presenti e profondi nella società e quasi in tutto il resto d'Europa.
(L'articolo completo su Repubblica in edicola o su Repubblica+)

mercoledì 21 novembre 2012

Se i genitori non convivono, la potestà genitoriale è affidata al genitore convivente con il figlio e l´altro, per regolamentare i suoi diritti, deve rivolgersi al Tribunale per i - Diritto Minorile

Tribunale per i minorenni di Milano, decreto 191/12

Nonostante la legge 54/2006 abbia affermato la parità costituzionale dei figli legittimi e naturali, in caso di prole naturale e di genitori non conviventi la potestà genitoriale deve essere affidata al genitore convivente con il figlio fino al ricorso dell’altro genitore (ex art. 317 bis c.c.), il quale, per regolamentare i suoi diritti e doveri nei confronti del figlio (come ad esempio quello di visitare e frequentare il bambino) secondo le stesse regole applicabili ai figli legittimi, deve rivolgersi al Tribunale per i minorenni. Nel caso di specie il Collegio milanese ha affidato l’esercizio della potestà alla mamma, la quale ha la facoltà di decidere in che modo il padre può frequentare la bambina, ma, tenendo in considerazione il rapporto conflittuale genitoriale, ha disposto che entrambi i genitori, con l’ausilio dei servizi sociali, seguano un percorso di mediazione familiare.